Iros Marpicati. Il labirinto dei corpi sognanti

From 01/10/2011 to 15/10/2011

Opening Date: 16/09/2011
tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10 alle 20

Showroom: Chiostro del Bramante
arco della Pace, 5 00186
Rome

Iros Marpicati. Le prigioni del corpo Dal 15/09/2011 al 15/10/2011 Il Chiostro del Bramante presenta nella sala della Capriate la mostra di Iros Marpicati, Le prigioni del corpo, a cura di Lorenzo Canova.??Il percorso artistico, scrive il curatore Lorenzo Canova, di Iros Marpicati mostra un´umanità denudata e imprigionata, isolata e rinchiusa al centro di strutture misteriose e pericolose che la stringono nelle loro spire. ??L´artista rappresenta con un eloquente segno espressivo i corpi di giovani donne e uomini abbandonati in un sonno languido forse allusivamente sospeso verso una morte annunciata e incombente, nascosta all´interno di quei meccanismi sconosciuti. Marpicati dipinge con efficacia le anatomie di questi corpi utilizzando un linguaggio icastico fondato sul bianco e nero, posto volutamente in contrasto con il colore delle costruzioni e dei congegni serrati intorno alle figure. Il pittore ha infatti scelto con intelligenza uno stile freddo, basato su stesure piatte e su accostamenti di zone cromatiche generate dalla visione analitica di una nuova oggettività contemporanea e dal rigore quasi classico di un rapporto al contempo stridente e calibrato tra i corpi e le architetture. Come celle inesorabili e letali, gli interni, gli spazi industriali, i panorami meccanici si trasformano pertanto in carceri spietate, in stanze di una tortura mortalmente sensuale che si insinua nelle tenebre del sogno per riscuotere il suo tributo di carne e di vita. ?Marpicati opera allora come l´architetto di un incubo, l´evocatore di angosce capace di rivelare con i suoi ingranaggi le verità sotterranee e terribili di un mondo dimenticato ma tremendamente reale. Quelle figure potrebbero essere allo stesso tempo creatrici e vittime di queste strutture aggrovigliate e allarmanti, di labirinti perversi che un giorno forse saranno capaci di fare a meno dei loro stessi inventori. Queste composizioni complesse diventano quindi delle forme simboliche cariche di riferimenti emblematici interpretabili a diversi livelli e non a caso collegate spesso dall´artista a suggestioni kafkiane. ?L´artista ha infatti recentemente concesso ai suoi prigionieri una falsa illusione di fuga, una prospettiva di libertà destinata molto probabilmente a rivelarsi fallace e crudele. Così nel suo ciclo più recente, Marpicati ha realizzato opere apparentemente astratte, ma rese ancora più acri e dissonanti dall´assenza dell´uomo. In questo senso ci si potrebbe allora chiedere se questi dipinti si riferiscano a un umanità finalmente liberata dai legacci che la avvincevano, oppure se non siano state quelle costruzioni enigmatiche a sbarazzarsi definitivamente dei loro inquilini indesiderati, di umani che scomparendo hanno lasciato spazio e libertà a un mondo abitato soltanto da presenze artificiali e inquietanti. Il cielo, che si faceva strada nelle geometrie sovrapposte dei dipinti precedenti per diventare quasi una speranza di salvezza per i protagonisti al centro dei quadri, adesso diventa il fondale di paesaggi industriali dove i giunti, le putrelle e le forme meccaniche si uniscono in connubi sterili e allucinati, formando territori desolati, luoghi disabitati e metallici dove il chiarore notturno sembra rischiarare le ombre di uomini dimenticati e lontani, spettri impercettibili richiamati a una vita effimera dalla luce gelida di una luna mostruosa. Questi deserti postumani formati dalle sagome scure dei rottami di distanti ere industriali denunciano così la natura allo stesso tempo lirica e disincantata dello sguardo di Iros Marpicati, la dialettica interiore che crea queste opere allo stesso tempo disilluse e poetiche, il mistero di quadri irreali e possibili dove il mondo sembra avere trovato un nuovo ordine, nuovi ecosistemi e una nuova armonia dopo la fine della storia e dopo la scomparsa dal pianeta dell´uomo e del suo corpo. ??Iros Marpicati è nato a Ghedi (Brescia). Ha studiato all´accademia Carrara di Bergamo con Achille Funi, diplomatosi successivamente al Liceo Artistico di Brera, ha cominciato ad esporre nel 1957. Il suo lavoro si muove da anni su evocazioni esistenziali. L´artista che opera tra Brescia e Milano, ha allestito diverse personali ed ha esposto in importanti rassegne. Più volte gli sono stati conferiti premi e riconoscimenti. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private

 

Testi in catalogo di Lorenzo Canova e Carlo Fabrizio Carli

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